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Il trichinoscopio

Trichinoscopio

Il trichinoscopio è composto da due vetri compressori spessi, di cui uno superficialmente suddiviso in zone uguali, tenuti insieme da due viti, che ne regolano la distanza per l'inserimento di campioni di tessuto muscolare (soprattutto di diaframma e massetere), preventivamente trattati (con acido cloridrico e pepsina) e poi osservati con un particolare microscopio con ottiche per bassi ingrandimenti.

Questo strumento era utilizzato per la ricerca di un parassita, appartenente al genere Trichinella, responsabile di una zoonosi (detta Trichinellosi), se ingerito attraverso il consumo di carni, crude o poco cotte, principalmente di suini e cinghiali. Il metodo di ricerca delle trichine era descritto nell'Allegato E del DPR 10 settembre 1982, n. 889.

Oggi, l'esame trichinoscopico è di norma svolto nei laboratori degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali - quale è quello del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta (IZSPLV) - nel rispetto di quanto previsto dal Regolamento di esecuzione (UE) 2015/1375 della Commissione del 10 agosto 2015 che definisce norme specifiche applicabili ai controlli ufficiali relativi alla presenza di Trichine nelle carni.

L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta ha inoltre messo a disposizione di cacciatori e consumatori queste informazioni. 


 

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